yama e niyama

Yama e Niyama sono i primi due gradini dello yoga e sono delle indicazioni per l’equilibrio in relazione con l’esterno, gli altri e il mondo  (yama),  e con l’interno, ovvero noi stessi (niyama).

Nei tempi antichi a chi voleva iniziare la pratica dello yoga si richiedeva di essere capaci di seguire prima yama. Poi quando il praticante era diventato esperto in yama, quando mostrava di aver raggiunto un certo equilibrio, solo allora gli veniva insegnato niyama, il secondo gradino , e poi via via, quando dimostrava di aver raggiunto un certo grado di competenza in quel gradino o livello, gli venivano insegnato gli altri gradini dello yoga uno dopo l’altro.

Ma cosa sono questi yama e niyama?
Yama
è composto da 5 indicazioni o principi e Niyama è composto da altri 5 indicazioni o principi.

I 5 Yama sono:
1) Ahimsa – uso razionale della forza, o non-violenza
2) Satya – uso benevolo della parola
3) Asteya – non appropriarsi di ciò che appartiene ad altri
4) Brahmacarya – ideazione spirituale
5) Aparigraha – non accumulare più del necessario

I 5 Niyama sono:
1) Shaoca – igiene fisica e mentale
2) Santosa – giusta contentezza
3) Tapah – sapersi sacrificare
4) Svadhyaya – giusta comprensione
5) Iishvara pranidhana –  meditazione

Queste indicazioni non sono regole che si impongono a noi stessi ma strumenti che possono essere utilizzati per realizzare un maggior equilibrio nella nostra vita interna ed esterna.

Ad esempio nel momento in cui non seguiamo il principio di Ahimsa o non-violenza ecco che la nostra mente ne rimane turbata.
Se succede che durante una discussione alziamo la voce, diamo uno spintone, rispondiamo in modo violento e irrispettoso questa azione crea una reazione dentro di noi (secondo la legge del karma) uguale e contraria.
Di fatto rimane dentro di noi un turbamento che altera la nostra percezione e tranquillità. Coltivare un atteggiamento non-violento, essere consapevoli della nostra forza e della direzione che le diamo, ci permette di  ottenere un equilibrio nella nostra vita.
Ogni principio o indicazione contiene dei risvolti sottili. Ad esempio anche guidare è un’azione in relazione con il mondo esterno, un’azione di interazione con il mezzo che guidiamo. Se il nostro stile di guida è violento, è brusco, scattoso, rigido, questo influenzerà e intaccherà il nostro equilibrio, la nostra armonia.

Iniialmente queste indicazioni (yama e niyama) sembrano scontate e semplici da seguire, ma hanno invece dei risvolti e delle sfumature che ci possono permettere di migliorare veramente la qualità della nostra vita.

Di volta in volta vedremo ciascuno di questi principi. Interrogarsi e essere consapevoli se la nostra vita segue o meno questi principi ci permetterà di capire il grado di equilibrio della nostra vita.
Inoltre dal momento in cui cominceremo a coltivarli uno per uno la nostra vita si trasformerà e diventerà più equilibrata.

Nei prossimi articoli approfondiremo uno per uno queste indicazioni per il benessere interno ed esterno.

rosa

mi chiedevo…. non sarà un po riduttivo appellarsi alla moralità per definire i due pilastri essenziali del sentiero dello yoga? moralità è la scelta tra il bene e il male, ma se si vuole proseguire sul sentiero dello yoga non c’è altra scelta: bisogna osservare yama e nyama e far diventare proprie quelle prescrizioni comportamentali senza chiamare in causa la moralità. non si tratta cioè di essere buoni o cattivi, ma si tratta semplicemente di essere! potrà sembrare difficile spostare la visuale e abbattere il concetto di moralità, ma (nella mia scuola di pensiero) non ci sono altre vie d’uscita. buona vita e vi auguro ogni bene. saluti ai pupi:-) rosa

Guido Di Gioacchino

Ciao Rosa, non vedo dove nell’articolo mi riferisco a yama e niyama come ai due pilastri essenziali dello yoga.
Lo yoga classico, quello di Patanjali, è noto come Ashtanga Yogao Raja Yoga. Questo yoga è fatto da 8 passi, che sono tecniche e gradini allo stesso tempo. I primi due gradini sono proprio la moralità.
Comunque mi chiedi sono essenziali? Fondamentali?
La questione non è tanto di conoscere queste indicazioni ma di viverle, che si conoscano o meno.
Quanto allora porti violenza nella tua vita? Quanto sei veritiero in modo benevolente? .e così per gli altri riferimenti.
Cosa c’è dietro questo insegnamento?
Se vogliamo vederli in modo ancora più semplice: quanto percepisci unità nella tua vita? quanto ti senti parte di un Tutto unico e lo rispetti, un tutto che comprende sia gli altri che te stesso?
Quando questo avviene ecco che allora naturalmente seguirai queste indicazioni. Tanto più accade tanto più saranno presenti in te: giustizia, verità, rispetto, ispirazione, sobrietà, purezza, contentezza, impegno, saggezza e introspezione.

Guido Di Gioacchino

Rosa dice: moralità è la scelta tra bene e male. Anche in questo concetto se compreso in modo appropriato non c’è nulla di male, nulla da abbattere. La moralità dello yoga è una pratica, un mezzo, è la consapevolezza che portiamo nella vita ogni giorno di ciò che facciamo.
Allora è vero che essere morali nel senso dello yoga significa “essere”, nel senso di essere presenti a se stessi.
Dunque nella moralità dello yoga non c’è spazio di giudizio dell’altro né di se stessi in termini di buoni o cattivi.
un saluto ,
Guido

rosa

namaskar Guido
dunque ne convieni che la scala è composta da 8 gradini e i primi 2 sono yama e nyama e che possiamo definirli pilastri (o gradini) fondamentali dello yoga di patanjali. ne convieni anche sul fatto che non è una questione di moralità, ma “scelte fondamentali” se si vuole proseguire sul sentiero dello yoga. sono contenta che finalmente siamo d’accordo su qualcosa, addirittura su due:-) Consiglierei di trovare un termine alternativo a quello di moralità giacchè moralità implica delle questioni che potrebbero produrre sgradevoli effetti indesiderati. abbracci fraterni e sorerni:-) rosa

Guido Di Gioacchino

Cara Rosa, nello yoga ci sono diverse prospettive con cui vedere e comprendere l’insegnamento pratico dello yoga.
Una prospettiva è quella dell’Ashtanga Yoga di Patanjali, ovvero degli 8 gradini. Da questa prospettiva ci sono 8 gradini, convengo e yama e niyama sono i primi due gradini e pilastri dello yoga.
Come possiamo tradurli in termini comunicativi yama e niyama?
Cosa sono? Cosa rappresentano? Possiamo usare o meno il termine di moralità, importante è comprenderne il significato ed utilizzarli nella nostra vita quotidiana per il nostro e altrui benessere.
Tu, cara Rosa, suggerisci di trovare un termine alternativo, c’è chi usa etica, c’è chi li definisce principi. Qui tu sollevi una questione interessante, che è quella del linguaggio.
La prima cosa importante come ti dicevo è quella di comprendere il significato; potrei scegliere di non tradurre la parola dal sanscrito, ma spesso questo crea distanza e poca comprensione, spesso questo non aiuta.
Inoltre a volte certe parole hanno un loro significato intrinseco al di là del valore che gli viene assegnato oggi.
Ad esempio moralità richiama il concetto di principi. Possiamo intenderla come qualità di chi si conforma, di chi fa riferimento a dei principi.
Qui si apre allora la questione interessante dei principi rispetto allo yoga. Lo yoga riconosce dei principi? Della verità fondamentali?
Coglierò l’occasione per approfondirlo in un prossimo articolo.
Guido

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