Tapah: sacrificio yoga?

Tapah è il terzo principio di niyama.

Dopo aver visto gli altri…. ecco un altro punto importante per l’equilibrio interiore dello yoga (niyama).

Tapah letteralmente significa accettare di sacrificarsi per crescere interiormente.

vediamo intanto di comprendere questo principio nei suoi aspetti generali.

Lo yoga ti ricorda che nella vita ordinaria ci sono situazioni di dolore. Non solo ma che accettare alcune forme
di dolore, di disagio è fondamentale per la propria crescita.

Una situazione semplice è quando vogliamo aiutare una persona…
spesso per aiutarla dobbiamo sacrificare qualcosa…
il nostro tempo, le nostre energie…

L’aiutare le persone, prendersi cura degli altri esseri, compresi gli animali, le piante,
richiede uno spirito di sacrificio…

ad esempio se torni a casa ed è tardi… sei stanco… ma il tuo cane affezionato ha bisogno
di fare la sua passeggiata serale… ecco che dovrai sacrificare la tua energia,
tralasciare la tua stancchezza e la tua voglia di buttarti sul letto e addormentarti al più presto..

lo portarti con te… farai ancora due passi con lui… nonostante tutto…
e ti prenderai cura dei suo i bisogni…

c’è anche un aspetto più sottile…
ad esempio quando provi rabbia in una discussione…

ti puoi rendere conto… che è meglio lasciar andare… lasciar correre…
ma la tua rabbia è lì e vorrebbe uscire…
ecco che con uno spirito di sacrificio devi trovare una espressione diversa di questa rabbia…
piuttosto che lasciare andare le tue parole e magari offendere la persona che hai difronte…

ad esempio potresti uscire… fare due passi… canalizzare questa energia spesso esplosiva
in una maniera costruttiva piuttosto che distruttiva per l’altro o per te stesso (nel momento in
cui la trattieni semplicemente)…

Dunque tapah significa accettare di sacrificarsi per progredire interiormente e per aiutare
chi ne ha bisogno…

è la base questo atteggiamento del karma yoga, dello yoga dell’azione   ..

ma di questo ne parleremo in un altro articolo.

a presto,

Guido Di Gioacchino

Chiara

Questo articolo è molto bello, mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. Mi ha colpito forse perchè per me è difficile ‘sacrificarmi’ per gli altri… nel senso che se sono stanca, prima devo riposarmi, sennò penso di non riuscire ad accudire nessun altro… è un discorso egoistico il mio? Il fatto è che quando sono stanca, divento molto nervosa, e inizio quasi ad ‘odiare’ gli altri….per cui, per non far loro del male, scelgo di sottrarmi. Anche quando magari c’è una richiesta diretta da parte loro di aiuto o di sostegno. Questo mi fa poi sentire molto egoista e limitata, ma in quei momenti è come se ci fosse qualcuno che decide per me…mi piacerebbe sapere la tua opinione.

Guido Di Gioacchino

Ciao Chiara,
grazie del tuo commento…
sono contento che ti sia piaciuto..

Sacrificarsi..

un’azione importante e impegnativa… difficile…

sicuramente ha bisogno in prima battuta di energie da dare

dici bene quando sottolinei il tuo bisogno…
lì non c’è nulla di male…

Dunque lo yoga, la meditazione aiutano da una parte
a caricarsi di energie… che poi sono energie da dare,
da condividere…
dall’altra insegnano anche a raccogliersi… e dunque a “sottrarsi”
in modo positivo per poi concentrarsi verso una meta elevata.

La dinamica di relazione che richiami, è interessante.

Se c’è una richiesta di aiuto, è sono stanco/a è buono sottrarsi?

Questo richiama un senso di onestà e sincerità prima con te stessa e poi con chi ha bisogno di aiuto.

La tua risposta di “qualcuno che decide per te” è naturale.
E’ una risposta che chiama il bisogno di prenderti prima cura di te,
prima di poter dare agli altri.

Importante credo intanto conoscersi ed accettarsi.
Conoscersi significa saper osservare senza giudizio ciò che ci accade.

Il tuo sentirti egoista e limitata mi sembra parte da una posizione di giudizio, da un possibile “senso di colpa” legato ad un dover essere, ad un dover fare, ad un dover mostrare.

Dopo che riconosci in te la tua condizione (che può essere di stanchezza), e il bisogno dell’altro hai la libertà/possibilità di scegliere dentro di te cosa fare.

Nel caso in cui ti sentissi di non poter aiutare, di non essere in quel momento in grado, ci è richiesto di saper comunicare all’altro il nostro “no”.

Dunque l’abilità di comunicare in modo sottile, benevolo è importante.

Ma è possibile, comunque, che la persona si senta ferita, perchè “ci contava” sul nostro aiuto.
E questo è un altro possibile problema…

Come vedi, dunque sollevi un’interessante questione che ha molte sfaccettature.

Cosa fare?

La sincerità e l’onestà con se stessi è lo strumento per comunicare e sentirsi in armonia con la vita e con gli altri.

Così, queste sono prove, che ci mostrano e ci spingono ad essere sempre più “veri”, autentici.

E’ grazie alla pratica dello yoga e della meditazione, che questa chiarezza interiore di cosa sia benevolo per noi e gli altri, di cosa sia onesto in noi e negli altri, si fa sempre più strada…

un saluto,

Guido

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